Metamorfosi per rinascere.
In natura, la crisalide è un passaggio, un momento sospeso tra ciò che eravamo e ciò che possiamo diventare. È simbolo di trasformazione, di attesa e di silenziosa rivoluzione. Nel suo interno, tutto si dissolve per poter rinascere in una nuova forma.
Nelle immagini di questa esposizione, le crisalidisono fatte di plastica: un materiale eterno, artificiale, figlio del nostro sfruttamento cieco del pianeta.
La plastica diventa così simbolo della disconnessione dalla Terra, della nostra arroganza nel volerci credere separati, superiori, e padroni di ciò che ci ha generati.
Un veleno che non sparisce, che permane, che si accumula ovunque: nei mari, nei corpi degli animali, nei nostri stessi organismi. Gli animali vi rimangono impigliati come in crisalidi di morte.
Ci siamo avvolti da soli in un bozzolo soffocante, costruito con le nostre mani. Ma proprio da questo soffocamento può nascere una nuova consapevolezza.
Le crisalidi di plastica diventano allora metafora di una rinascita possibile, urgente e necessaria: una metamorfosi dell’anima e del pensiero, che ci riconduca a sentirci parte della natura, e non al di sopra di essa.
Noi siamo natura.
Non siamo ospiti esterni, ma parte integrante di un grande corpo vivente. E dimenticarlo è ciò che ci sta portando a distruggerla e con essa, noi stessi.
Attraverso queste fotografie, si intrecciano visioni di bellezza e ferita, di morte e potenziale rinascita. La plastica, simbolo di prigionia e inquinamento, si trasforma in pelle da cambiare, in guscio da rompere per tornare a fiorire.
Raccontano di un dialogo possibile tra l’essere umano e la Terra, un dialogo rotto ma non perduto. Un dialogo che possiamo ancora riaprire.
Non esiste una sola chiave di lettura.
Ciascuno può cogliere ciò che risuona nel proprio sentire. La metamorfosi è personale, unica, intima. Eppure, è anche collettiva, universale. Perché tutti, insieme, stiamo vivendo questo momento sospeso, questa crisalide globale.
Questa mostra non dà risposte. Offre immagini, suggestioni, visioni. Il resto spetta a chi guarda: ascoltare, sentire, riconoscersi.
Auguro a tutti noi il coraggio e la grazia della metamorfosi.
Di attraversare la nostra crisalide e tornare alla vita.
Rigogliosi, radicati, e finalmente interi.
Metamorphosis for Rebirth
In nature, the chrysalis is a passage, a suspended moment between what we were and what we can become. It is a symbol of transformation, of waiting, and of a silent revolution. Within it, everything dissolves in order to be reborn in a new form.
In the images of this exhibition, the chrysalises are made of plastic: an eternal, artificial material—born from our blind exploitation of the planet.
Plastic thus becomes a symbol of our disconnection from the Earth, of our arrogance in believing ourselves to be separate, superior, and masters of that which gave us life.
A poison that doesn’t disappear, that persists, that accumulates everywhere: in the seas, in the bodies of animals, and in our own organisms. Animals become entangled in it, as if in chrysalises of death.
We have wrapped ourselves in a suffocating cocoon, built with our own hands. And yet, it is from this very suffocation that a new awareness can be born.
The plastic chrysalises then become a metaphor for a possible, urgent, and necessary rebirth: a metamorphosis of the soul and of thought, one that leads us back to feeling ourselves as part of nature, and not above it.
We are nature.
We are not external guests, but an integral part of a great living body. And forgetting this is what is leading us to destroy it and with it, ourselves.
Through these photographs, visions of beauty and of wound, of death and of potential rebirth intertwine.
Plastic, symbol of imprisonment and pollution, transforms into a skin to be shed, a shell to be broken in order to bloom again.
They speak of a possible dialogue between human beings and the Earth a dialogue broken, but not lost. A dialogue we can still reopen.
There is no single interpretation.
Each person may perceive what resonates with their own inner sense.
Metamorphosis is personal, unique, intimate. And yet, it is also collective, universal. Because we are all, together, living through this suspended moment this global chrysalis.
This exhibition does not offer answers. It offers images, impressions, visions. The rest is up to the viewer: to listen, to feel, to recognize themselves.
I wish for all of us the courage and grace of metamorphosis.
To pass through our chrysalis and return to life.
Lush, rooted, and finally whole.